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Il coronavirus sta cambiando definitivamente il mondo in cui viviamo, lavoriamo e usiamo la tecnologia

21 Aprile 2020
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(Tempo di lettura: 4 minuti)

 

Nelle ultime settimane abbiamo visto diversi leader politici sottovalutare inizialmente la portata del virus Covid 19, per poi ricredersi dopo pochi giorni dichiarando l’emergenza nazionale. Il motivo per cui è difficile capire la scala su cui si muove questa pandemia si può riassumere nella difficoltà a comprendere processi astratti, come la crescita esponenziale, preferendo concetti più lineari.

La tecnologia come ancora di salvezza

Nella corsa a riprendere il tempo perso nella lotta contro questo virus, la tecnologia è diventata la nuova àncora di salvezza: immediatamente abbiamo spinto l’acceleratore verso innovazioni già presenti, ma che non erano ancora utilizzate su larga scala.

Stiamo parlando ovviamente dello smart working, degli eventi virtuali, e del monitoraggio del Covid attraverso l’analisi dei big data.

Ma in che modo l’avvento del virus ha cambiato il business tecnologico?

Una delle prime novità avvenute con la quarantena è l’uso massivo del lavoro e dell’istruzione da remoto attraverso applicazioni come Slack, Zoom e Dropbox che ci permettono di comunicare e collaborare digitalmente dal proprio appartamento rendendo più funzionale il lock down. Zoom, un applicativo poco conosciuto prima della quarantena, ora viene scaricato 300mila volte al giorno, portando il suo valore in borsa da 9 a 44 miliardi.

Ma questa tecnologia sta per essere superata da una ancora più efficiente: la realtà virtuale.

La realtà virtuale e il 5G

Il mercato del VR sta registrando un’attenzione sempre maggiore grazie anche a all’abbassamento dei costi della tecnologia necessaria, come i visori, che porterà ad avere dei contatti lavorativi e umani più intensi anche se da remoto.

Naturalmente, per avere le massime prestazioni tecnologiche abbiamo la necessità di avere una connessione veloce e stabile, una chimera dal momento in cui il consumo della banda di internet è arrivato a livelli critici.

La soluzione a questo problema potrebbe essere il 5G: questa nuova tipologia di segnale mobile più potente e veloce è già arrivato nelle grandi città e grazie alla forte richiesta potrebbe espandersi velocemente anche nel resto d’Italia.

Tralasciando le fake news e le teorie complottiste su questa nuovo tipo di tecnologia, il 5G è diventato necessario non solo per lo smart working e le teleconferenze, ma anche per le applicazioni che monitorano la salute, la telemedicina e il monitoraggio del Covid.

Inoltre è importante sapere che l’Italia è il paese con la regolamentazione più ferrea sull’uso di questo tipo di tecnologia.

L’importanza di avere un segnale internet stabile si rivela utile anche in quella che viene definita la “Data science”.

Secondo alcuni economisti il mercato della “digital economy” è da considerarsi come il “nuovo petrolio”, ma questa metafora non spiega come l’impatto dell’analisi dei dati cambierà la nostra vita e la nostra economia.

Intelligenza artificiale

Un esempio è quello della società canadese BlueDot specializzata nell’analisi di dati sanitari attraverso l’intelligenza artificiale che aveva predetto l’arrivo e gli effetti del virus già in gennaio, quando tutti pensavano che il problema sarebbe rimasto localizzato in Cina.

Simili ricerche sono state fatte dall’università di Harvard analizzando i social media e il linguaggio dei suoi utenti alla ricerca di parole che conducessero ai sintomi della malattia.
La stessa Casa Bianca ha creato una task force composta da 60 società come Facebook, Google e IBM per vagliare la possibilità di sfruttare i dati provenienti dai cellulari dei cittadini americani per poter tenere sotto controllo i movimenti del virus negli Stati Uniti.

Ovviamente la notizia non è stata accolta con piacere dal popolo americano, ma in Cina, dove la privacy è solo una parola, questo tipo di azioni ha portato a ridurre velocemente la crescita esponenziali del virus. Un dato che sta convincendo anche i paesi occidentali a valicare il muro della privacy dei propri cittadini.

Oltre al controllo dei dati online, una delle prime intromissioni nella vita privata potrebbe venire da un’altra tipo di tecnologia.

Secondo il giornalista Yval Noah Harari,infatti, in un futuro distopico non troppo lontano i governi potrebbero obbligare i propri cittadini a indossare dei braccialetti con rilevatori biometrici che monitorano la temperatura corporea e il battito cardiaco ventiquattr’ore su ventiquattro.

Sarebbe ovviamente una violazione della privacy, ma potrebbe avere delle implicazioni positive: la startup Medopad ha dimostrato che, utilizzando sensori che monitorano il paziente da remoto, si potrebbe tenere sotto controllo i malati, ma anche rilevare in anticipo tutti i sintomi del virus. CIò porterebbe ad un nuovo tipo di gestione della sanità pubblica capace di fare interventi veloci e mirati.

Con la tecnologia indossabile della società Cloud DX i medici possono rilevare da remoto cinque segnali vitali per un periodo di 72 ore e realizzare una diagnosi grazie all’utilizzo dell’analisi dei dati e dell’intelligenza artificiale.

Se tutti iniziassimo a monitorare le nostre condizioni di salute, non solo si potrebbe capire immediatamente quando inizia la malattia, ma anche quale abitudini contribuiscono al peggioramento della nostra salute.

Un utilizzo più cosciente e intelligente della tecnologia che ci circonda sarà la chiave, non solo per superare l’epidemia, ma anche per affrontare la crisi che ci attende alla porta.

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