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Reagire alla crisi riconvertendo la propria attività, si può

10 Luglio 2020
categorie/archivio

(Tempo di lettura: 2 minuti)

 

L’epidemia provocata dal Coronavirus Covid-19 sembra essersi placata ma ha lasciato alle sue spalle una crisi economica che ha toccato molte attività.
Ci sono state, però, molte società che hanno cercato di affrontare questo periodo di stasi riconvertendo le proprie linee produttive al fine di realizzare prodotti utili per proteggersi dalla malattia o persino curarla, riuscendo così a combinare la lotta alla crisi a quella al Covid.

Un esempio è lo stilista Ermanno Scervino, il quale, dopo la chiusura di tutte le sfilate previste, ha deciso di mettere le proprie sarte in smart working facendole confezionare mascherine protettive direttamente da casa.

Moda a servizio della sanità italiana

Come Scervino, 180 case di moda (tra cui Fendi, Armani, Gucci, Ferragamo, Celine, Valentino, Serapian e Richemont), hanno garantito la produzione di 2 milioni di mascherine, mentre i laboratori di cosmesi della Bulgari, L’erbolario e LVMH hanno iniziato a produrre seimila flaconi di disinfettanti per mani al giorno.

Prada, su richiesta della Regione Toscana ha avviato la produzione di 80 mila camici e 110mila mascherine, mentre Giorgio Armani, dopo aver donato 2 milioni di euro agli ospedali, ha dato il via alla conversione di tutti i propri stabilimenti produttivi per realizzare camici monouso. Il gruppo veronese Calzedonia ha acquistato macchinari speciali per la creazione di una linea semi-automatica, e le cucitrici sono state formate al nuovo tipo di produzione.

Non sono state solo le grandi aziende a muoversi, l’intero comparto tessile italiano si è messo alla ricerca di materiali innovativi che fossero più funzionali di quelli usati solitamente. Come la barese Apulia Stretch che ha brevettato un tessuto idrorepellente all’esterno e idrofobico all’interno.

Passando ad un altro “mercato”, Ferrari e Fca, oltre a destinare una delle loro fabbriche in Cina alla produzione di mascherine, hanno fornito i propri ingegneri alla Siare Engineering con lo scopo di velocizzare la catena di montaggio dei loro respiratori.

ByLab

Tutte queste società, grandi e piccole, convertendo le proprie linee di produzione con il supporto dello Stato, non hanno solo dato una grande mano alla sanità pubblica, ma hanno fatto in modo di rimanere attive e concentrate per farsi trovare pronte ad affrontare un’altro tipo di calamità: quella economica.

E’ il caso dell’italiana ByLab, che ha il suo laboratorio all’interno di K-HUB, il centro polifunzionale situato alle porte di Sondrio. La società valtellinese specializzata nella customizzazione di oggetti, indumenti, vetture su qualsiasi tipo di materiale, durante il lock down ha realizzato delle mascherine lavabili dal look classico o variopinto totalmente personalizzabili. E’ proprio in questi periodi difficili che le aziende mostrano le loro capacità di adattarsi ai peggiori scenari possibili con la stessa velocità con cui si adattano alle richieste dei propri clienti.

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